Luc Besson è un regista che divide la critica: chi vede in lui un manierista privo di sostanza e chi invece è folgorato della sua filmografia dallo stile personale, ricca di personaggi indimenticabili, atmosfere magiche.
Io tendo ad appartenere più al secondo gruppo, perché Besson concepisce un intrattenimento tanto divertente quanto intelligente, ma il suo pregio migliore è quella capacità di creare personaggi ai quali ci si affeziona con l’anima e che entrano nella nostra vita come quegli amici a cui puoi telefonare a qualsiasi ora della notte (come Leòn, Nikita, Angelà).
Ecco perché quando “Lucy” era ai titoli di coda e nella sala del cinema le luci si sono riaccese, la prima sensazione che ho provato aveva l'amaro in bocca: mi disperavo delle potenzialità sprecate di questa pellicola.

