"In genere scrivo così e non sto a pensarci, ma quando spedisco è come una piccola parte di me che se ne va nelle mani di qualcuno lontano chilometri e chilometri, che si chiederà che cxxx sta succedendo o magari userà la mia lettera come carta igienica." -- John Lennon
prima di cominciare a leggere il
romanzo di Francis Scott Fitzgerald m’immaginavo Gatsby come l’ombelico del
mondo, un uomo che facesse girare il destino a proprio piacimento, con una
personalità superiore alla media, insomma… un uomo che non si sarebbe mai fatto
ferire da una donna, dalla cattiveria o più semplicemente dalla realtà.
Prima, però, c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.
Il silenzio e il sentimento.
L'emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza.
E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo.
Bla. Bla. Bla. Bla.
Altrove, c'è l'altrove.
Io non mi occupo dell'altrove.
Dunque, che questo romanzo abbia inizio.
In fondo, è solo un trucco.
Sì, è solo un trucco." (Jep Gambardella)
Se partissimo dal fondo de “La Grande bellezza” saremmo di fronte a un esempio di eccezionale poesia, quella frase finale è una frustata all’anima ma allo stesso tempo un magnifico invito per ogni essere vivente a spolverare la propria esistenza dal chiacchiericcio e dal rumore per elevarsi dalle miserie della condizione umana e così poter risplendere nell’emozione più pura senza usare trucchi.