giovedì 13 marzo 2014

A Sandro Veronesi: ti va di parlare di Arturo Bandini? Bandini, lo scrittore perfetto!

Ciao Sandro

a cosa pensi se dico “Arturo Bandini”?

Ho toccato un tuo punto debole, eh?

Quando penso a lui, io penso alla sacra fiamma della letteratura, all’arte che brucia nel petto e urla per uscire e perdersi in giro per universo.
Se penso ad Arturo Bandini penso allo scrittore perfetto: 
stanze afose con pareti ocra, macchine da scrivere lise dalla passione, lenti ventilatori, letti disfatti, sesso distratto, bottiglie vuote, oceani da osservare, donne che hanno lasciato il loro piacere e il loro sudore sulle lenzuola e poi sono fuggite via riempiendo l'anima di nuova nostalgia e di nuovo materiale da cui attingere nuovi capolavori, migliaia di parole scritte o ancora da scrivere....

“Ah la vita! Tragedia dolceamara, splendida puttana, che mi porti alla distruzione.” A.B.
Colin Farrel nei panni della versione cinematografica di Arturo Bandini

Ecco il mio Arturo Bandini, la meravigliosa creatura di John Fante, che esprime tutto il suo leggendario fascino in "Chiedi alla polvere": 
Bandini nella continua ricerca delle parole perfette da incidere sulla pelle dell'eternità. Bandini più forte di ogni illusione. Bandini entusiasta e depresso nello stesso momento. Bandini pazzo d'amore e di rabbia verso sé stesso e verso la vita perché Camilla è bellissima, Camilla è irraggiungibile, Camilla lo ama ma gli sfugge, Camilla è la musa perfetta per attingere parole dall'immacolato oceano dell'ispirazione. 
Bandini, un disadattato, il più grande dei disadattati, un eroe incompreso perché il destino dei poeti è quello di essere essenziali per l'umanità ma di non trovare un posto in questo mondo razionale.

Colin Farrel e Salma Hayek - Arturo e Camilla

Forse è proprio questo che adoro nell'Arturo Bandini di "Chiedi alla polvere" il suo essere in perenne conflitto con sé stesso e con il mondo, adoro la sua ambizione di poter scrivere il romanzo o la poesia perfetta...
e io lo capisco, perché so cosa si prova a perdere i propri pensieri dietro i voli di una rondine, a fantasticare sul passaggio di una nuvola in cielo dimenticandosi della realtà.

Sandro, sono arrivato a pensare che uno scrittore non è uno scrittore se non possiede in sé almeno un po’ di Bandini.

Noi artigiani delle parole siamo spesso colpevolmente contraddittori, incoerenti, a volte emotivamente instabili perché la vita ci meraviglia in ogni sua (all'apparenza) insignificante sfumatura… proprio come bambini, come eterni sognatori, ed è impossibile rimanere ancorati alla realtà, dobbiamo essere liberi di vagare con l'immaginazione... è la nostra natura.

Chi sa stare al mondo direbbe che essere sognatori da giovani è un pregio ma continuare a esserlo da adulti è da stupidi... ma come si può violentare la propria natura, Sandro?


Ho appena finito di leggere altri due capitoli dell'epopea di Bandini, "Aspetta primavera, Bandini" e "La strada per Los Angeles”.Ho voluto leggerli uno di fila all’altro, seguendo la cronologia narrativa e non quella della loro concezione:
"Aspetta primavera, Bandini" regge il confronto con un libro inarrivabile come "Chiedi alla polvere", sono molto diversi fra loro ma ho percepito belle sensazioni mentre lo leggevo. Si entra nella genesi del mito! Ecco Arturo Bandini tredicenne che lotta con il mondo a palle di neve scrutando impaziente l'orizzonte in attesa della primavera che significherà l'inizio di tutte le sue rivincite. 
Ma soprattutto ecco Svevo Bandini, suo padre, il vero protagonista di questo romanzo, uno straordinario personaggio dalla personalità troppo smisurata per lasciar spazio ad altri protagonisti.
Joe Mantegna e Ornella Muti nella versione cinematografica di "Aspetta primavera Bandini"

Caro Sandro, invece, nonostante la tua impeccabile prefazione, "Sulla strada per Los Angeles" l'ho detestato fin da subito:
che fine avevano fatto August e Federico, i due fratelli di Arturo in "Aspetta primavera, Bandini"? Che fine aveva fatto Svevo Bandini e il suo fortissimo ascendente sul figlio? 
Nulla legava i due libri, ma soprattutto, in "La strada per Los Angeles", Arturo Bandini non è Arturo Bandini! Sembra più l'embrione di un serial killer, di un maniaco sessuale psicopatico e con manie di grandezza...  non c'è nulla di leggendario e di poetico in questo Arturo... lo leggevo e mi auguravo finisse presto.
Purtroppo penso che la mia mente provvederà a cancellarlo dalla memoria ripristinando la sublime immagine che da anni ho di Arturo Bandini e che porto con me ripensando alle epiche pagine di "Chiedi alla polvere".


Forse ho troppo idealizzato il Bandini di "Chiedi alla polvere" fino a provarne un amore incondizionato, ma se trovo plausibile il protagonista di "Aspetta primavera, Bandini" quello di "Sulla strada per Los Angeles”, il giovane Charles Manson, lo rifuggo. Forse però un pregio ce l'ha anche lui... mi ha fatto venire una voglia allucinante di rimettermi a scrivere un nuovo romanzo perché anch'io sono alla ricerca della poesia perfetta e prima o poi la troverò, perché anch'io ho il mio personale "Cagnolino rise" in attesa di un cenno dall’universo.

)

Sandro dimmi cosa non ho capito di “Sulla strada per Los Angeles” e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi della mia idea di Arturo Bandini.

Ti abbraccio e

"Non chiamarmi figlio di puttana! Io sono Bandini, Arturo Bandini!

con stima artistica

K

PS Per completare l’opera mi manca da leggere “Sogni di Bunker Hill” e provvederò a farlo al più presto.


Poi leggo ciò che Charles Bukowski, il mio Dio personale della poesia, ha scritto a corollario di "Chiedi alla polvere" e l'anima si compiace:

BUKOWSKI SU FANTE:

"Rimasi fermo per un attimo a leggere, poi mi portai il libro al tavolo con l'aria di uno che ha trovato l'oro nell'immondezzaio cittadino. Le parole scorrevano con facilità, in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da un 'altra simile. La sostanza di ogni frase dava forma alla pagina e l'insieme risultava come scavato dentro di essa. Ecco, finalmente, uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con straordinaria semplicità. Quando cominciai a leggere quel libro mi parve che mi fosse capitato un miracolo, grande e inatteso. (…)Fante era il mio dio. "
Charles Bukowski 


FRASI ESTRATTE DA "CHIEDI ALLA POLVERE":

“Non venire, Camilla, non ancora; lascia che me ne stia seduto per un pò e che mi abitui a questa rara eccitazione; lasciami tranquillo mentre la mia mente esplora l’infinito splendore della tua gloria; lasciami solo, a desiderarti e a sognare a occhi aperti.”

“A quelli che sono rimasti a casa potrete sempre mentire, tanto non amano la verità, non vogliono conoscerla, preferiscono credere che, prima o poi, anch’essi vi raggiungeranno in paradiso.”


“…non faccio altro che scrivere e pensare a cosa devo scrivere, giorno e notte. Ah, che dolcezza, vederlo crescere e occuparmi di lui, il mio libro, me stesso. Forse è importante, forse durerà nei secoli, ma soprattutto è mio, dell’indomito Arturo Bandini, alle prese con il suo primo romanzo.”


Ah Camilla, ragazza perduta! Apri le tue lunghe dita e ridammi la mia anima stanca! Baciami perchè ho fame del pane delle colline messicane. Respira la fragranza di città lontane con le narici frementi e lasciami morire qui, con la mano sul morbido contorno della tua gola, bianca come le deserte spiagge del Sud. Accogli il mio desiderio nei tuoi occhi inquieti e nutri con esso le rondini solitarie che volano sui campi d’autunno, perchè ti amo, Camilla, e il tuo nome è sacro come quello della principessa che morì sorridendo per un amore non ricambiato.”



John Fante


2 commenti:

  1. Scrivili bene i titoli...."Aspetta primavera, Bandini".....c'è la virgola nel titolo ! E comunque John Fante con "Chiedi alla polvere" ha toccato l'apice...non lo dico io, lo dice Charles !

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  2. Ecco... corretto! Grazie! sai com'è... l'entusiasmo ti distrae dai particolari!

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